No. 97

Titolo originale: Artistic Distance

Pubblicato in: Graphic Design, Creatività

Scritto da Paul Burton

Come web designer, dobbiamo confrontarci spesso con la discussione in cui si sostiene che il lavoro che facciamo non sia “veramente arte” dal momento che i vincoli all'interno dei quali lavoriamo più frequentemente sono etichettati come “commerciali”. Tuttavia, le soluzioni che creiamo, perlomeno quello che hanno successo, sono quasi sempre basate sui principi base dell'arte e del design che ci sono stati insegnati a scuola (sia che abbiate o meno seguito un corso sul design di base o sulla teoria del colore).

Preferirei non definire l'“arte”. In effetti, preferirei non definire alcun tipo di “design”, sia che riguardi il web o qualunque altra cosa. Ma vorrei condividere alcune tecniche che ho appreso alla scuola d'arte e che utilizzo anche adesso per aiutare a migliorare i design dei miei siti web quando non ho un altro paio di occhi sotto mano che mi dicano che sto sbagliando prospettiva e che faccio pena nel disegnare per le donne.

Ma prima... Una storiella che dà il contesto

Ricordo molto bene il giorno in cui il mio professore mi toccò con un dito sulla spalla e mi chiese di fare un passo indietro dal dipinto a olio su cui stavo lavorando meticolosamente da settimane. La tela misurava quattro piedi per sei e l'immagine che stava lentamente emergendo era un collage trompe l’oeil ancorato ad un falcone realistico quanto una foto. Questo dipinto mi fece guadagnare il soprannome non ufficiale di “The Bird Guy” durante gli ultimi due anni da studente prima della laurea.

Il mio professore fece ancora alcuni passi indietro. Lo seguii. Sette piedi di cemento mi separavano dal mio capolavoro. Per alcuni silenziosi momenti, stemmo là in piedi, fissando il mio lavoro.

Ruppe il silenzio chiedendo: “Hai mai sentito l'espressione ‘distanza artistica’?” Scossi la testa. Fece un sospiro e poi spiegò che gli artisti hanno la tendenza a stare troppo vicini alle loro creazioni e le risultanti prossimità fisica ed emotiva si combinano per formare un blocco mentale che impedisce all'artista di vedere i difetti nel suo lavoro.

Stava in piedi con me mentre studiavo con attenzione ogni pennellata sul mio dipinto. Potevo avvertire la tensione nel mio corpo dissiparsi al passare dei minuti. Il solo allontanarmi dal cavalletto era sufficiente per rilassarmi e quello che vedevo davanti a me era geniale. Ero nel mezzo delle mie personali congratulazioni a me stesso quando ho visto quello che il mio professore aveva visto: l'anatomia del volto del mio bellissimo falco era spostata di pochissimo. “Merda!” Un sorriso soddisfatto apparve sul volto del mio professore mentre si spostava verso il prossimo studente.

Ho appreso una lezione incommensurabilmente importante quel giorno e per gli scorsi 22 anni, ho applicato quella lezione in tutto il mio lavoro personale e professionale.

Storia

I miei sforzi per identificare il concetto di “distanza artistica” all'interno dei libri di testo si sono rivelati vani. Tuttavia non è per niente un nuovo concetto: in una forma o in un'altra la si insegna in tutte le scuole d'arte nel mondo. Sentirete docenti più o meno in tutti i musei dire ai loro gruppi di fare un passo indietro dal lavoro per “vederlo” veramente. (A meno che non sia un Vermeer).

La domanda allora è: quando è stato proposto questo concetto per la prima volta?

Aristotele introdusse l'idea dell'estetica nella sua importante opera Poetica, nella quale discusse i vari componenti metafisici del dramma.

La distanza artistica, così come descritta dal mio professore, è in realtà una combinazione di due concetti paralleli basati sulle riflessioni di Aristotele.

Poco dopo l'inizio del 20° secolo, lo psicologo e filosofo Edward Bullough scrisse un saggio innovativo intitolato ‘Psychical Distance’ as a Factor in Art and as an Aesthetic Principle1. Il suo trattato apparve per la prima volta nel 1912 nel British Journal of Psychology.

Bulloough descrisse diversi “tipi” di distanza che variano da quella spaziale a quella temporale a quella fisica. Il punto cruciale della questione può essere riassunto dalle sue stesse parole:

La distanza non implica una relazione impersonale, puramente interessata intellettualmente di tale tipo: descrive una relazione personale spesso altamente colorata emotivamente ma di un carattere peculiare. La sua peculiarità sta nel fatto che quel carattere personale della relazione è stato, per così dire, filtrato. È stato ripulito dal suo interesse pratico, di natura concreta, senza tuttavia perdere così la sua costituzione originale.—Bullough

La teoria di Bullough ha a che fare in primo luogo con lavori d'arte che potete vedere isolatamente sul muro di una galleria, ad esempio, e ha l'intento di descrivere in che modo interpretare l'esperienza che uno spettatore può fare vedendo una data opera d'arte.

Nel 1946, Stephen C. Pepper pubblicò un seguito dell'articolo di Bullough in The Journal of Aesthetics and Art Criticism intitolato Emotional Distance in Art.2. Pepper sosteneva che, “Non riuscire a raggiungere una sufficiente distanza emotiva distrugge il valore estetico di un'opera d'arte.” Le idee radicali di Pepper sulla percezione dell'arte sono basate su due principi inviolati che affermava dovessero accadere ad uno spettatore per apprezzare in pieno l'arte. Per prima cosa, lo spettatore deve essere all'interno del campo percettivo dell'oggetto fisico. In secondo luogo, la persona che percepisce deve essere aperta alla ricezione di tale stimolo.

Come si applica a voi?

Dribbble e Forrst sono due esempi di siti di social networking che hanno cercato di risolvere il problema con cui hanno a che fare quotidianamente tutti i creativi indipendenti: l'isolamento. Entrambe questi siti sono stati progettati per creare uno spazio in cui i creativi indipendenti potessero avere un feedback sul proprio “work in progress”. La speranza era quella che, accattivati dalla critica, le persone potessero alzare il livello generale del design all'interno della community. Si può dibattere sull'efficacia di entrambe gli sforzi.

Sebbene sono sicuro che qualcuno non sarà d'accordo, questi siti hanno provato che davvero pochi “professionisti” hanno la capacità o il coraggio per fornire un'analisi ben strutturata del lavoro di qualcun altro (sia che la valutazione fosse sollecitata sia che non lo fosse). La mia opinione non ha proprio niente a che fare con il sito web, quanto piuttosto con i professionisti del settore: incapacità di sfidare, o paura di sfidare, lo status quo. Troppo spesso l'onestà va incontro al ridicolo, alla vergogna o a vera e propria rabbia da parte di persone che si nascondono dietro ai media elettronici. Come comunità, se il nostro obiettivo è di continuare ad alzare il livello del design, abbiamo bisogno di trovare un posto in cui le discussioni obiettive siano benvenute, non disprezzate o affogate nell'ossequiosità. Mi piacerebbe vedere discussioni di design base andare oltre il trend superficiale delle tecnologie web emergenti.

La mia opinione si basa su due cose: fatti e osservazioni.

Fatto: quando Dan Cederholm lanciò Dribbble, annunciò che l'intento era quello di creare un posto che avrebbe aumentato il livello del design nel settore mettendo insieme i migliori talenti del web design per aiutare i professionisti isolati a migliorare il loro lavoro “in fieri” attraverso discussioni (critiche).

Osservazione: sono stato un membro di Dribbble per circa due anni e l'ho visto crescere dai suoi timidi inizi attraverso piccole controversie fino al momento in cui è diventato uno showcase online. Dribbble ha provato che il livello di talento nel settore è impressionante e io seguo personalmnete un certo numero di designer ed illustratori il cui talento merita assolutamente ammirazione. Tuttavia, se passate cinque minuti sfogliando le pagine del sito, troverete migliaia e migliaia di commenti superficiali, ma molti pochi thread con un feedback prezioso. Novantanove risposte su cento si inseriscono nelle categorie “bellissimo” o “wow”, indipendentemente da quanto il pezzo sia effettivamente disegnato bene o dimostri abilità tecnica o sia concettualmente forte. È molto bello da vedersi, ma non è lo strumento di apprendimento che credevo intendesse essere. E la domanda è: perché?

Tutti vogliono sentire un cliente o un collega esclamare “wow”, “bellissimo” o “fichissimo” quando mostrano un lavoro. Ma le lodi non richieste sono inutili oltre l'immediata gratificazione dell'ego. Non insegnano alcunché. Le lodi sdolcinate su Twitter, Dribbble, o qualunque altro social network dovrebbero essere vagliate con lo stesso sguardo scrutatore della critica non dettagliata.

Il punto della questione è semplice: se potete criticare il vostro stesso lavoro, sarete in grado di offrire una migliore critica costruttiva a qualcun altro. E ancora: più diventate sicuri e abili nel criticare (voi stessi o altri), più sarete attrezzati per difendere le vostre decisioni di design quando mostrerete il vostro lavoro al cliente per la prima volta.

Recensione o “critica costruttiva”

La recensione non è un'opinione. L'opinione non deve essere supportata.

La recensione è una valutazione dettagliata ed obiettiva. È impersonale, è onesta. Può essere delicata come il profumo dell'erica in un whisky single malt o può farvi sentire come se siete stati presi a randellate con una Louisville Slugger. Ma il suo unico scopo è quello di darvi un altro punto di vista obiettivo. Voi, come web designer, avete la possibilità di accettare o rifiutare l'analisi del vostro design: non è né giusta né sbagliata, è semplicemente un altro punto di vista ragionato.

Una buona recensione è la differenza tra dire “Fa schifo” e “Ecco perché penso che faccia schifo”.

Ad esempio, ho lasciato le seguenti osservazioni su Dribble per il mio amico e collega Philip Zaengle:

Il logo di Zaengle

“Un'osservazione: il riccio finale verso l'alto del loop “corp” è magnetico fino a distrarre il mio occhio. Sposta la mia linea di osservazione verso l'alto e mi allontana dal logo invece che mandarmi verso il logo.”

Questo è un esempio piuttosto banale ma potete essere brutalmente onesti se sostenete le vostre parole con un'analisi ponderata. Recensire il lavoro di qualcuno non significa annientarlo o demoralizzare una persona: significa aiutare qualcuno che ha visto oltre i propri occhi e, ricordatevi, la spalle larghe non stanno bene solo ai nuotatori.

Considerate la risposta che ho ricevuto da un non-designer di cui mi fido riguardo il mio primo design pass con gli esempi che ho usato per illustrare questo articolo. “Nessuna donna che si interessa di lusso passerà del tempo su quel sito.” Ho fatto un paio di domande per cercare di capire i suoi pensieri: è arrivata la valanga. “I colori sono tutti sbagliati, è tutto troppo squadrato, le foto sono troppo piccole, il font è troppo piccolo, perché il link a Facebook si trova lì, la navigazione è bruttissima, gli articoli sono troppo lunghi, sembra che l'abbia disegnato un uomo, hai mai visto il sito di Tiffany? È orribile.” Le analisi non devono essere perfettamente articolate per ottenere un feedback prezioso. Ma come designer, l'obiettivo è di conoscere il vostro lavoro sufficientemente bene da essere concisi e onesti nelle vostre valutazioni, così come attenti ai punti di vista delle altre persone. Dopo tutto, state creando un prodotto commerciale.

Vi torna che ci sia qualcosa come la “lode costruttiva”?

Supponendo che la maggior parte delle persone siano titubanti o impaurite a criticare il lavoro di un collega, provate qualcosa di diverso quando sostenete qualcuno. Non fermatevi a “Fantastico!” ma prendetevi del tempo per descrivere in dettaglio perché ritenete che un certo aspetto del lavoro di qualcuno sia superlativo. Spiegate nel dettaglio perché credete che un “wow” sia giustificato. Cosa vi affascina nella palette di colori o nella composizione? Perché vi piace il dettaglio in un'illustrazione? Potete individuare le richieste del brand o le intenzioni concettuali dell'artista analizzandone l'esecuzione? Quali elementi fondamentali della grafica riconoscete? C'è una tecnica che non riuscite ad identificare?

Imparando a descrivere i dettagli in un design che ammirate, potrete anche imparare a riconoscere e descrivere un design che non è così “bello”. In alcuni casi, potreste anche trovarvi a rivalutare la vostra prima impressione dopo aver passato del tempo a cercare di spiegare a voi stessi perché avete pensato che un certo pezzo fosse “fantastico”.

La distanza artistica e i pixel

Ad un certo punto durante qualsiasi lavoro, vogliamo tutti sapere se i nostri design o illustrazioni o logo vanno bene. Se mostrate regolarmente i vostri design ai vostri colleghi e amici per un feedback, allora, bravi! Consideratevi fortunati ad avere amici che desiderano viziare il vostro ego abbastanza a lungo da fornirvi dei feedback ragionati. Ma cosa succede quando vi trovate completamente soli?

In assenza di una definizione formale, la distanza artistica può essere meglio descritta come una metodologia per fare “auto-critica”.

Uso queste tecniche per aiutarmi a comprendere e sezionare l'efficacia del mio lavoro mentre è in corso. Queste tecniche funzionano per il web design, l'illustrazione, la fotografia e qualunque altro mezzo visivo.

Alzatevi!

Alzatevi, camminate nella stanza e osservate il vostro design. Cosa vedete? Riuscite a leggere la call to action? C'è un percorso visivo evidente che l'utente può seguire attraverso gli elementi obbligatori? Riuscite a vedere i pulsanti? Il layout ha senso visivamente? È troppo pieno? O troppo vuoto? Avvicinatevi e chiedetevi queste cose una seconda volta.

Creare un distanza spaziale tra voi e il vostro design vi aiuterà a chiarire tutte le domande che vi siete posti prima e molte altre. La distanza spaziale vi farà concentrare sulle questioni importanti del layout piuttosto che ossessionarvi con intricati pattern che avete disegnato per l'header del contenuto.

Rivedete il vostro design guardandolo dalla parte opposta della stanza.

Giratelo

Un semplice trucco che gli illustratori usano per identificare problemi di forma e di prospettiva nel proprio lavoro è di capovolgere il proprio lavoro. Spostando il piano di un oggetto (o voi stessi), forzate il vostro cervello a riprogrammarsi temporaneamente per comprendere la composizione visiva. Le aree con dei problemi spunteranno come un funghi dopo un'acquazzone.

Potete facilmente applicare questa stessa tecnica al design per il web usando i vostri strumenti di editing grafico per ruotare di 180 gradi il vostro design sullo schermo.

Girate sotto-sopra il vostro design.

Una volta che avete il vostro design sotto-sopra, cominciate a farvi delle domande. La composizione di base funziona ancora? Gli elementi richiesti sono evidenti?

Dove si trova l'enfasi in questo design? Basandovi su quello che vedete, quali sono i punti focali primari?

Convertitelo

Avete perfezionato la palette di colori per giorni, forse anche settimane. Ma funziona?

Convertite il design in scala di grigi: niente rivela l'efficacia delle vostre scelte di colore meglio che rimuovere l'attaccamento emotivo dal colore stesso.

Se il vostro design funziona in bianco e nero o in scala di grigi, funziona. Punto. La scala di grigi vi mostrerà quanto sono rappresentate bene le chiavi visive (pulsanti, titoli, etc.) nel vostro layout.

Sbarazzatevi della palette di colori e guardate come funziona il vostro design.

Convertendo il design in scala di grigi, potrete vedere chiaramente quali elementi della pagina sono stati disegnati per essere punti focali.

In questo esempio, l'intero header, inclusi il logo e la navigazione, erano stati disegnati per essere visualizzati con meno contrasto rispetto alle immagini, ai titoli degli articoli e ai soffietti editoriali. Ogni sforzo è stato fatto per attirare l'utente nella pagina usando fotografie come agganci visivi.

Dopo aver convertito il vostro design in scala di grigi, invertitelo.

Potete anche spingervi oltre ed invertire la scala di grigi selezionando l'inversione nel menu “display mode” della pagina. Fate diventare bianchi i neri e neri i bianchi e osservate il vostro design da una prospettiva completamente nuova.

Di nuovo, cosa risalta?

Sguardi passeggeri

Passate ore, settimane o mesi a sistemare i dettagli del vostro design prima di metterlo su carta o in pixel. Dal momento in cui avete cliccato per la prima volta il pulsante del mouse, vi siete impegnati al massimo per una “soluzione” che credete soddisfi i requisiti di progetto e di brand. Il legame emotivo è già forte. Come lo rompete?

Fate uscire il design dalla vostra testa e create il layout iniziale. Aggiungete tanti o pochi dettagli, come desiderate, e poi dimenticatevene. Tornate al design qualche giorno o qualche settimana più tardi. Aprite un .jpg e lasciatelo sullo schermo tutto il giorno (per uno o più giorni) mentre fate esercizi, mentre svolgete il lavoro amministrativo o mentre entrate e uscite dall'ufficio. Lasciate che il design attiri la vostra attenzione per alcuni momenti e lasciatelo sedimentare nel vostro subconscio. Saprete quando ritornarci.

Non ci sono dubbi che qualcuno dirà “Nessuno ha tempo di lasciar riposare un design per giorni o settimane! Ci sono delle scadenze da rispettare!” Se non state creando nel tempo necessario per permettere a un design di “prendere forma” nel vostro cervello, state imbrogliando voi stessi e il vostro cliente. Il design su misura richiede tempo di “testa” e avete bisogno di crearvi quel tempo nel vostro processo. E, sì, il tempo passato a pensare è tempo che potete fatturare.

Conclusioni

Ci vuole una certa impostazione mentale per riuscire ad allontanarsi a sufficienza dalle proprie opere per fare auto-critica o anche solo per ascoltare qualcuno che ci dica come migliorare il nostro lavoro senza prenderla sul personale. La verità è che la maggior parte delle persone non ci riesce.

Se vi appassiona ciò che create, è virtualmente impossibile dissociarsi completamente dal proprio lavoro. Tuttavia, la vostra abilità nel raggiungere la “distanza artistica”, ossia nel raggiungere un posto che vi permetta di contemplare l'oggetto (il design) nel suo insieme, vi permetterà di migliorare il vostro lavoro in maniera incommensurabile ed infine di liberarvi dagli impedimenti di un ego immaturo.

Fate in modo che il vostro lavoro brilli di luce propria.

Lavori citati

[1] Bullough, Edward. “‘Psychical Distance' as a Factor in Art and as an Aesthetic Principle.” British Journal of Psychology Vol. 5. No. 2 (June 1912): 87-117.

[2] Pepper, Stephen C. “Emotional Distance in Art.” The Journal of Aesthetics and Art Criticism Vol. 4, No. 4 (June 1946): 235-239.

Illustrazioni: Carlo Brigatti

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Cenni sull'autore

Paul Burton

Paul BurtonPaul Burton è il fondatore di 16toads Design, un premiato studio di consulenze web indipendente con sede ad Atlanta. Paul è un artista, un illustratore, presentatore a conferenze, un instancabile sostenitore della comunità, un mentore e il lead cheerleader che sta dietro a stopworkforhire.com. Vive ad Atlanta, Georgia e passa le giornate sognando la neve.